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"Roma. Il solito gruppo di balordi..."

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domenica, 08 novembre 2009

I Girls ci regalano la loro Subterranean Homesick Blues

Senza alcun commento.


postato da: marish alle ore novembre 08, 2009 17:55 | link | commenti
categorie: balordi tv
sabato, 07 novembre 2009

Mi sa che ci siamo persi qualcosa... ovvero Container 90 live @ Big Bang, Roma, 10/10/2009

A volte capitano serate come questa. Senza il biondone (tornato nel suo amato esilio tra pomelli d'oro e vasche da bagno piene di latte) a rapporto erano rimasti i reduci (cioè io, AA, Kolchoz, la mia donna ed un altro amicone). Unica missione: cercare di tirare fuori una serata sensata da una città alla deriva da anni. Dove si va? Semplice, si prende una macchina e si parte. Dove si trova prima parcheggio poi, ci si ferma. Così, senza capirci molto, ci si ritrova su Via Galvani, in mezzo alla Testaccio più macellara, parcheggiati da signori e sotto un diluvio mostruoso. La pioggia finisce quasi subito per cui ci si guarda in faccia e il problema annoso (" e mo n'do annamo") riciccia fuori. Non ricordo chi di noi (potrei essere stato io per cui non accuso nessuno) propone il Big Bang, il locale che ha preso il posto del vecchio Zoobar.
Lo Zoobar (via con una musichetta evocativa dei primi anni del 2000...). Un postaccio che, circa 6-7 anni fa, aveva anche una sua dignità. Dopo il suo spostamento (legato a problematiche di sicurezza, si diceva all'epoca) uno si aspetta, come minimo, che il nuovo locale sia completamente diverso (insomma se hanno avuto il permesso di riaprire...). Ma che! Il locale è spudoratamente uguale (anche le scritte ai cessi sono le stesse). Siamo perplessi. Peraltro per entrare abbiamo pagato l'ennesima affiliazione ad associazioni bizzarre ed inesistenti (che sembra essere un must per entrare nei locali a Roma e solo a Roma). Comunque ora siamo dentro, ci siediamo vicino al bar. In fondo siamo qui per bere, per stare insieme (dopo quasi 6 mesi di esilio artico) e di cercare di fare un pò di luce.
Si chiacchiera amabilmente. Ci si prende per il culo poi, piano piano, cominciamo a prendere coscienza che la fauna del locale è semplicemente spassosa. Un giro piu' attento e praticamente il quadro e' fatto. Peter Murphy che cerca Robert Smith che però non può venire perchè Siouxsie si sta scopando uno skinhead.
Come? Non lo so. Non lo voglio sapere. Che differenza fa.
Il posto peraltro sembra mezzo vuoto. Fa freddo. I cocktails fanno schifo e soprattutto non c'è figa, ma non si può volere tutto dalla vita. Ad un certo punto, nel mezzo della nostra discussione, AA si allontana verso la sala concerti da dove giunge un rumore misto di pulsioni elettriche, grida ed eccitazione. Lo seguo e la prima cosa che vedo è AA che guarda estasiato il palco e, poco dopo, io sono con lui. Sul palco ci sono due buzzurri palestratissimi. Per capire, cercate di immaginare la versione skinhead-alcolica da birra dei Pet Shop Boys. Uno che suona le tastiere e che sobbilla la folla. L'altro che utilizza le stantie basi elettroniche e la ritmica a 100 all'ora per urlare contro tutto e tutti. Sotto il palco, una cinquantina di esagitati che se le danno di santa ragione.
Io rimango perplesso. Ma chi è sta gente? Ma chi so questi? Ma chi li paga?
Comunque il concerto ce lo godiamo tutto. Dai flyers leggiamo che si chiamano Container 90. Sono svedesi e suonano EBM. Più di questo non voglio sapere.  Rimango però sinceramente perplesso di quanta roba ci passi sotto il naso. Cioè, dieci anni fa sapevo tutto di tutti (anche i Zeni Geva e i Gero Geri Ge Ge Ge conoscevo). Adesso, senza saperlo, mi potrei ritrovare in un locale del cazzo con un concerto di femministe ferocissime che evirano i maschi presenti.
Bisogna stare attenti.


postato da: marish alle ore novembre 07, 2009 15:25 | link | commenti (1)
categorie: recensioni, societĂ  degli spettacoli
lunedì, 02 novembre 2009

Florence and The Machine + Parallels live @ Cabaret du Musée Juste Pour Rire, Montreal, 01/11/2009

Una Domenica passata tra pulire casa, guardare merdose partite di Serie A in streaming e bighellonare su St Catherine senza meta e sotto un sole sempre più freddo. Passa presto la Domenica. Si aspetta infatti con curiosità il concerto della signora Florence. Il Cabaret Pour Rire è una piccola scoperta. Uno splendido locale tipo teatro che appizza sulla parte di St Laurent che scende verso la Downtown.
La cantante inglese qui a Montreal è già un idolo. Ce se ne accorge dal tutto esaurito e dalle grida di acclamazione (stranamente calorose per essere canadesi) che la richiedono sul palco. Intanto sullo stesso sono calati i superbi Parallels di Toronto. Gruppo stranissimo. Una fregna bionda sul palco che danza lieve su note pazzescamente in linea con la prima new-wave elettronica. Si, il primo pensiero va proprio ai sempiterni New Order (il batterista è praticamente un sosia di Stephen Morris) ed il paragone non è folle. Suonano benissimo. Reggono il palco con straordinaria efficacia. Bravi.
Poi. Poi non si è più capito più nulla. Poi è arrivata Florence e mi ha regalato oggettivamente uno dei concerti più "BELLI" che sia capitato di vedere negli ultimi anni. Mostruoso. Accompagnata da una band perfetta (su tutti un batterista ed un percussionista allucinanti) ed un suonatore di arpa delizioso (si, si sentiva l'arpa) la nostra ha letteralmente sfasciato ogni paragone con qualsiasi donna faccia musica oggi. Una voce pazzesca (la migliore in circolazione, non si discute) capace di arrivare su vette allucinanti anche nei momenti più "sudati". Grandi canzoni, grandi arrangiamenti, grande Florence. Un incrocio tra una Patti Smith simpatica, una PJ Harvey con qualcosa da dire e, nei momenti più dolci, molte somiglianze anche con Lou Rodhes (voce dei sottovalutatissimi Lamb).
E poi, su tutto, quell'aria indie-pop meravigliosa che strappa un sorriso anche ad un vecchio rompiballe così lontano da tutto e da tutti. Si scherza. Si ride. Il pubblico lancia fiori sul palco. Il finale poi è un immagine che non si dimenticherà più. Florence che canta. Le luci del teatro accese e tutto il pubblico che agita mazzi di fiori. E' stato un momento così, difficile da spiegare, ma poi esci su St Laurent con, sullo sfondo, i grattacieli ed il faro della Downtown.
Si sta già sotto zero. Ma chi se frega.
Grazie Florence. L'inverno sarà lungo ma noi ce la faremo. Daje. Daje tutti.
postato da: marish alle ore novembre 02, 2009 06:04 | link | commenti (1)
categorie: recensioni, of montreal
domenica, 01 novembre 2009

Alda Merini (Milano 21 Marzo 1921- 01 Novembre 2009)

I balordi ringraziano tutti coloro che vogliano unirsi al cordoglio.
Addio grande poetessa!
Alda Merini
postato da: kolchoz alle ore novembre 01, 2009 20:04 | link | commenti
categorie: necrologi
venerdì, 23 ottobre 2009

Un gruppo di balordi ed il PD

Tolto il lungagnone biondo (che si sta godendo, beato lui, ozi degni di Annibale a Capua nella nostra amata Roma) io ed il prode Kolchoz forse dovremmo dire la nostra su queste cazzo di primarie.
Premesso che un pazzo come Marino non lo si può votare (Kolchoz non ci provare...). Premesso questo, dicevo, io sto con Bersani (è un politico, è d'alemiano, non va sul Monviso a portare la bandiera italiana, non candiderà precari, non farà alleanze con Di Pietro e, soprattutto, non presenta Milingo come vice premier).
Segnalazione di dovere per il Foglio (la cui personale considerazione, nell'ultimo periodo, era peraltro scesa parecchio) che dedica ampio e titolatissimo spazio alla questione primarie invitando pezzi grossi del calibro di Fassino e Fioroni a dire la loro.
Complimenti anche al Corriere della Sera che, oramai sempre più vicino alla consistenza morale della carta igienica, invece che chiedere, per dirne una, a Veltroni chi voterà, lo ha chiesto a due perfetti incompetenti come Jovanotti e Gene Gnocchi.
Insomma, cerchiamo di essere rapidi (tale questione non merita più di 5 minuti), mio grande obeso amico, chi voti?

postato da: marish alle ore ottobre 23, 2009 19:42 | link | commenti (1)
categorie: interni
lunedì, 19 ottobre 2009

CHE NOTIZIONA!

Ecco la notizia:

Tremonti notiziaSiccome non sono in grado di commentare una sì importante svolta ideologica, lascio la parola ad uno dei più grandi geni della cinematografia italiana in una delle sue più famose interpretazioni. In questo caso il Grande Albertone è il ministro Tremonti!
postato da: kolchoz alle ore ottobre 19, 2009 22:50 | link | commenti (1)
categorie: interni
sabato, 10 ottobre 2009

Un altro Nobel dato a cazzo...

'FOR WHAT'?

Thanks to drudgereport.com.
postato da: gau alle ore ottobre 10, 2009 14:55 | link | commenti (3)
categorie:
mercoledì, 30 settembre 2009

Partito Democratico

postato da: marish alle ore settembre 30, 2009 14:10 | link | commenti (3)
categorie: interni
martedì, 29 settembre 2009

Abolire il canone? Finalmente...

postato da: marish alle ore settembre 29, 2009 19:49 | link | commenti (1)
categorie: interni
sabato, 26 settembre 2009

Ridiscutiamo il contratto

Uno lo manda all'estero per farlo divertire. Gli trova un lavoro decente. Una moglie.
Un'unica condizione: non si muove foglia nei Balcani che noi, inteso come 2B, non siamo i primi a parlarne.
Poi capita una delle storie più fantastiche dell'anno e lui non ne fa cenno.
Venga. Venga, caro Gau. Si presenti a Roma con il contratto. Si ridiscute l'ingaggio.
postato da: marish alle ore settembre 26, 2009 00:47 | link | commenti (7)
categorie: storia e storielle
venerdì, 25 settembre 2009

I Radiohead e Vasco Rossi

Non ci sono parole.
Cioè. A me, i Radiohead sono stati sempre lievemente sul cazzo ma addirittura a meritarsi una tragedia simile.
Poveri.




Grazie a Inkiostro.

postato da: marish alle ore settembre 25, 2009 12:25 | link | commenti
categorie:
giovedì, 24 settembre 2009

Frase del millennio

«If I'm ever eighty-two years old and acting like that have someone put me away»
(George W. Bush a proposito di Jimmy Carter)

Non sarà stato un granchè come Presidente ma, solo per questa frase, meriterebbe una statua.

postato da: marish alle ore settembre 24, 2009 15:47 | link | commenti
categorie: esteri

Classic


“why hip-hop sucks in 1996? It’s the money…” – DJ Shadow



Guardate questo video. Guardatelo con la mente ben focalizzata sulle parole di DJ Shadow. Tenetele come monito inascoltato ad una generazione inutile. Il video è semplicemente fantastico. C’è tutto. Ci sono i writers divini di Medina. C’è l’alba sulla città che non solo non dormiva mai ma che sotto le sue fondamenta aveva sempre uno studio di registrazione in cui potevi beccare i Beastie Boys. C’è il sampling divino di DJ Premier. C’è il rapping unico di tre dei mammasantissima della scena di Medina: Rakim, KRS One e Nas. Tutti insieme con il buon Kanye West che, a mettere insieme una tale masnada di geni (con l’unico scopo di combattere l’indifferenza), ci fa la figura di Facci nel 1992. Lui da solo contro tutti. Da solo perche, del futuro della musica che ha cambiato molte delle nostre vite, a nessuno sembra importare poi molto. La considerazione attuale dell’hip-hop è infatti oramai prossima allo zero. Una tragedia o poco ci manca. Avoglia a cercare di spiegare chi cazzo fosse, per un ventenne di metà anni 90, uno come KRS-One. O di come Gau, sotto sotto, andasse matto per i Public Enemy e che, anche i Vonneumann, tra Shellac e Slint, ogni tanto dessero una passata ai Roots. Non voglio perdermi ma pensate alla considerazione attuale dell’Hip-Hop e pensate al passa-parola al mio Liceo per andare a vedere al cinema Malcolm-X di Spike Lee con i Public Enemy di Fight the Power. Pensateci e guardatevi attorno.
Producers di talento (uno su tutti Timbaland) che vanno dietro ai miliardi facili di dischi di gentaglia come Madonna (ma sentite che cazzo di samples c’è dietro Five Minutes). A NYC non si muove foglia da tempo. Certo c’è sempre Nas. Ma se uno guarda la sua faccia sembra quella di uno che comincia a rompersi il cazzo di tirare il carretto da solo. Kanye West è attualmente uno dei pochi a crederci. La west coast intanto è morta e anche Atlanta si è persa in mille rivoli insignificanti. Intanto i più giovani guardano una scena superficiale, di minimo spessore e senza morale alcuna. Si vestono come Eminem e non sanno cosa si perdono dietro. Non sanno la straordinaria storia di un movimento fantastico che ha cambiato la musica (non quanto avrebbe potuto peraltro) nel profondo. Il sogno di una musica senza più steccati né barriere. Il rap che prendeva tutto, lo rimescolava e te lo rivomitava più figo mille volte dei suoi originali (pensate ai Run DMC di Walk this way). I rappers credibili testimonial di una inversione di tendenza storica nel mondo del music business. Basta con le “star” intoccabili e non criticabili. Spazio invece alla musica e soprattutto alla carica dirompente insita nel ruolo di DJ (in questo segnando la strada ai mille Dj Ombra degli anni ’90, ricordate “Elvis was an hero for most but he never meant a shit for us…”? Erano i Public Enemy di Fight the Power e allora tanti saluti agli U2…).
E invece gli anni ’90 saranno ricordati proprio come gli anni delle mille barriere create ad arte per aumentare l’appeal di mille barbagianni (Brit-Pop, emo, Nu-Metal e mi fermo per grazia di Dio…). Divisioni, peraltro, che, lo stesso movimento Hip-Hop, concorse a creare con le sue idiote faide da mafiosetti. Saranno ricordati come gli anni delle mille starlette senza futuro cui, proprio l’hip-hop (tramite i suoi producers più di talento), concorse a rinsaldare le carriere prossime allo stremo. Infine saranno ricordati, soprattutto, come gli anni della presa di coscienza da parte della maggior parte dei producers hip-hop di avere tra le mani una macchina da soldi spaventosa. E allora spazio ai 50 Cent, ai Game, agli Enimen. Alle storie da ghetto che tanto piacciono ai bianchi. Su tutto una musica che non può, per definizione, scendere di tono.
Il risultato? Una bella ragazza che ti guarda con lo sguardo comprensivo. Hai cercato di fargli capire che senza “Made You Look” di Nas ti saresti suicidato tanti anni prima. Lei sorride e ti fa notare che “ascolti musica coatta”.
Rimani perplesso. Cerchi di spiegarti ma non c’è possibilità di scamparla.

I soldi. I soldi, si. Eppure serviva così poco.

“two turntables and a microphone…” - Beck

postato da: marish alle ore settembre 24, 2009 03:28 | link | commenti
categorie: storia e storielle
mercoledì, 23 settembre 2009

Il Fatto, OP ed altre stronzate giustilizialistiche...

postato da: marish alle ore settembre 23, 2009 20:40 | link | commenti
categorie: interni

"Il Fatto"

Vorrei iniziare raccontando questa storia, trovata grazie alle infinite risorse della rete:

"09 Ottobre 2009 La Nasa bombarderà la Luna Tutti abbiamo sognato quando la sonda LRO ha inviato le prime immagini del suolo lunare ad una definizione mai vista prima. Non tutti sanno, però, che LRO (Lunar Reconnaissance Orbit) fa parte di una missione della NASA più ampia, denominata LCROSS (Lunar CRater Observation and Sensing Satellite), che ha come obiettivo la ricerca di acqua ghiacciata sul nostro satellite. La missione prevede il lancio di un missile con una bomba di 2 tonnellate da far esplodere sulla superficie della Luna e creare un cratere largo circa 7 chilometri che verrà successivamente analizzato dalla sonda LRO in cerca di cristalli di ghiaccio d'acqua. Sul sito ufficiale della missione è possibile visionare il materiale tecnico trionfalmente mostrato dalla NASA. L'esplosione avverrà il 9 ottobre è sarà visibile dalla Terra! Preoccupazione Circola però qualche preoccupazione sulla rete. Secondo alcuni noti dietrologi, l'esplosione della bomba sulla Luna, oltre a sembrare esagerata per una ricerca del genere, violerebbe la legge sul volo spaziale che vieta la modifica dei corpi celesti. Un'esplosione del genere potrebbe modificare drammaticamente l'orbita della Luna oppure causare una pioggia di detriti che potrebbe investire la superficie terrestre. Guerra Interplanetaria Esiste una base aliena sul lato scuro della Luna? La circostanza sarebbe confermata dalle dichiarazioni degli astronauti americani che si sono recati sulla Luna, dal personale della NASA, dagli scienziati russi e da alcuni rapporti del NSA (National Security Agency) che si occuperebbero proprio di questa base lunare aliena. [Vedi: Strani oggetti su Google Moon] In una trasmissione televisiva del 2006 (Apollo 11: la storia non raccontata), Buzz Aldrin ammise per la prima volta in pubblico che gli astronauti sulla Luna avvistarono un UFO, ma che non erano autorizzati a parlarne nelle comunicazioni tra Apollo e la Terra. Aldrin racconta che quelli furono attimi di panico. In una comunicazione segretata fino a poco tempo fa, si sentono le parole di Armstrong: "Queste cose sono davvero grandi, Signore! Enormi! OH MIO DIO! Non potreste crederci! Vi sto dicendo che ci sono altre navi spaziali qui fuori, allineate sulla sponda lontana del cratere. Sono qui sulla Luna e ci stanno guardando!" Anche gli scienziati russi intercettarono le comunicazioni e furono tra i primi a confermare l'accaduto. "Secondo le nostre informazioni, l'incontro è stato riportato subito dopo l'atterraggio del modulo", dice il Dott. Vladimir Azhazha, fisico e docente di matematica all'Università di Mosca ed ex militare della Marina Militare Sovietica. "Neil Armstrong ha trasmesso un messaggio nel quale affermava la presenza di due grossi oggetti misteriosi che li guardavano. Il messaggio non è mai stato trasmesso in pubblico perchè la NASA lo censurò". Il Trattato Terrestre sullo Spazio Se fosse confermata una presenza aliena sulla Luna, allora la preoccupazione è che il vero intento della missione LCROSS sia un deliberato atto ostile nei confronti delle colonie extraterrestri sulla Luna. In questo caso, la NASA e il Governo Americano sarebbero colpevoli di una guerra di aggressione, che è il più grave dei crimini di guerra contemplati dal Trattato delle Nazioni Unite e dalla Convenzione di Ginevra, ai quali gli Stati Uniti sono soggetti. Il Trattato delle Nazioni Unite sullo Spazio Esterno, che gli Stati Uniti hanno ratificato, afferma: "La Luna e gli altri corpi celesti siano usati da tutti gli Stati aderenti al trattato esclusivamente per scopi di pace. L'installazione di basi militari, fortificazioni e armamenti, il collaudo di qualsiasi tipo di arma e la conduzione di manovre militari sui corpi celesti è proibita". 98 Stati hanno ratificato il trattato e 125 hanno aderito al trattato. L'idea del trattato è quella di rendere lo Spazio la nuova frontiera della pace e non un nuovo campo di battaglia per generali che giocano alle guerre stellari. Questo esperimento della NASA presenta comunque dei rischi elevati, base o non base. Ammesso che l'intento sia puramente scientifico, ci chiediamo come si possa far esplodere un ordigno di due tonnellate su un satellite così vicino alla Terra, senza valutare le conseguenze di quello che si sta facendo. Vedendo i dati sul sito della missione LCROSS pare che l'esplosione sarà bella potente. Tornano alla mente tante immagini tratte dalle pellicole di fantascienza. In Spazio 1999, una serie televisiva britannica degli anni 70, a causa di una immensa esplosione sul lato oscuro del satellite, la Luna viene spinta fuori dalla sua orbita per vagare senza meta nell'universo. Invece nel recente film di fantascienza , "The Time Machine", tratto dal romanzo di Herbert G. Wells "L'Uomo che visse nel Futuro", la nostra cara Luna viene frantumanta in due parti a causa dello sfruttamento minerario del satellite. La distruzione della Luna porta enormi cataclismi sulla Terra, colpendo gravemente la civiltà terrestre. Speriamo che questi scenari, non proprio augurabili, rimangano ben stipati nelle pellicole e nelle pagine impolverate dei romanzi di fantascienza. Ma è possibile che dobbiamo spingerci sempre fino al baratro?"

Chiedo scusa per la lunghezza del papier, ma in tutto questo scritto mi ha colpito particolarmente quanto evidenziato: chi sono i "NOTI DIETROLOGI"? Che lavoro è? Purtroppo anche a questo ho trovato una tragicomica risposta: "Il fatto". Proprio oggi è nato questo nuovo quotidiano, diretto da Padellaro, sotto la super visione di Travaglio. Quella che mi viene data è una sensazione epidermica di fastidio, cioè la volontà di attaccare, colpendo le viscere del lettore, non semplicemente il governo attuale, ma la politica tout court, proponendosi come unica voce di un popolo oppresso al quale sia stata nascosta la Verità, il tutto avvalorato dall'ultima pagina, nella quale si vanta, il quotidiano, di non avere nè padroni nè inserzionisti, ma di avere come unico riferimento i lettori: inomma il più bieco giornalismo commerciale che si possa immaginare! Come ho scritto trovo quest'operazione oltremodo pericolosa proprio per il concetto di democrazia, anzi temo che possa rappresentarne la spinta definitiva verso il baratro: la necessità che ha "Il fatto" di farsi comprare solo dai lettori lo rende particolarmente affamato di notizie sensazionlistiche, di scandali e di nemici da abbattere. Insomma avrà bisogno di uno o più bersagli da colpire costantemente: non potrà essere solo Berlusconi che, per quanto gli piacerebbe, per nostra fortuna non è eterno e, per quante ne possa combinare, anche per lui il giorno dura 24 ore... ogni tanto un'azione "Neutra" gli capiterà pure a lui no? Quindi non potrà essere SOLO Berlusconi (Un giornale che parli solo di Berlusconi penso faccia venire la nausea anche a Emilio Fede) o solamente il centrodestra, non foss'altro per non farsi dare del cecchino mosso da livore ideologico, ma dovrà, necessariamente, colpire a 360 gradi, e quì ci rivedo l'attacco ai POLITICI POLITICANTI di circa 15 anni fà. Oggi, per esempio, nel giorno dell'esordio ha attaccato Gianni Letta: mi è sembrato di rivedere "OP" (A proposito, ancora esiste...). Una mossa che, se perpetuata, rischia di condurre il Paese in un vicolo cieco: dato che, purtroppo me ne sto convincendo, nel 2013 il Presidente della Repubblica sarà NECESSARIAMENTE un rappresentante del Centro Destra, affondare Gianni Letta, con quattro anni d'anticipo, significa iniziare a colpire l'uomo più presentabile per quel ruolo, significa, nonostante l'asfissia che sta soffocando il Premier, ergerlo, paradossalmente, a unico vero inquilino presentabile sul Colle. Soprattutto se dovesse continuare questa corsa all'attacco contro la POLITICA POLITICATA, avviata da Repubblica e accelerata da "Il Fatto"!
il dietrologo(Nessuna volgarità, è il logo del blog dietrologo.splinder.com)
postato da: kolchoz alle ore settembre 23, 2009 20:06 | link | commenti (1)
categorie: interni

Kolchoz, dica la verita'...

ha comprato 500 copie del Fatto...
postato da: marish alle ore settembre 23, 2009 17:44 | link | commenti (1)
categorie: interni

Santa vergine

Al Polaris Prize hanno vinto i Fucked Up.
Praticamente uno scandalo.
postato da: marish alle ore settembre 23, 2009 16:16 | link | commenti (2)
categorie: of montreal
lunedì, 21 settembre 2009

Lo spettacolo

Questo non è un post "contro la guerra" in Afghanistan. Non lo è perchè, a differenza della maggioranza dei bloggers (e degli opinionisti italiani), non ritengo di "saperla lunga" su una delle guerre più difficili del dopoguerra (per chi volesse saperne di più senza stronzate alla Grillo etc, consiglio Galt, blog di giornalisti veri, che in quei posti ci sono andati, ci vanno e ne sanno dieci volte di più dei colleghi che scrivono da Roma e delle tonnellate di stronzetti che sui blog sparano stronzate quotidiane del tipo "lo sanno tutti che..."). Si combatte in Afghanistan, quindi. Si combatte da, oramai 7 anni, una guerra logorante contro un nemico "vero" nel senso di nemico che "vale la pena" di combattere (non certo quel buffone da operetta di Saddam Hussein). Ma, ripeto, non vorrei parlare delle ragioni della nostra presenza in Afghanistan, questo è un post contro il modo di vedere, di giudicare e di rispondere alla guerra da parte dei media e degli italiani (sul cui gusto i media gestiscono la loro "programmazione"). Vivo in Canada da oramai 5 mesi. Da Aprile ad oggi le vittime canadesi sono state tante, a frequenza plurimensile. I giornali ne danno notizia in modo serio, pacato, nome, cognome, foto, stato d'origine. Basta. Niente telecamere straordinarie ai funerali di stato. Niente vergognosi primi piani di piccoli innocenti che, ad un età in cui si comprende poco della vita, avrebbero il diritto di non vedere la propria immagine per sempre sui giornali.
Ma è così. Il popolo italiano è così. Sergio Romano, ieri, parlava di un paese che "ha sviluppato (...) una «cultura della pace» in cui si sono confuse componen­ti diverse: pensiero cattoli­co, neutralismo, odio per gli Stati Uniti e una conce­zione dogmatica dell’artico­lo della Costituzione in cui l’Italia «ripudia la guerra»....". Come al solito, sono d'accordo. In Italia si mischia tutto, soprattutto l'pportunismo politico di mezza tacca, il terzomondismo d'accatto ed il non volere "rogne". Ecco, tutto qui. Non commento ulteriormente sulle versioni on line dei nostri quotidiani che accostavano le immagini del, a questo punto, povera settima vittima di questa tragedia con le foto di Belen, di Corona e di qualche altra troiona. Non commento perchè la tragedia della nostra informazione è qualcosa di oramai unico nel mondo ed il bello è che, per la maggioranza delle persone, il problema non è il livello base del nostro popolo, della nostra cultura e dei nostri gusti. Il problema è il nostro Premier. Solo lui.
In bocca al lupo.
Ultimo commento per la Lega. Gau, da sempre estimatore delle virtù politiche del Senatur, cerca di convincermi che, sotto la scorza di stupidità secessionistiche, si nasconde un grande progetto politico. Oggi penso, mio caro amico, che con l'affermazione "votai anche io ma non per farli morire" sia crollato l'ultima maschera della più grande fregatura a cui sono cascati gli italiani (dopo il nostro Premier, ovvio). In fondo, dopo due legislature al governo che cosa sono riusciti a produrre i leghisti? Il federalismo fiscale, forse? No. Hanno reso legali le Ronde (con un danno di immagine, verso la nostra Polizia, incalcolabile). Hanno creato i Tg in dialetto. Ed ora, spinti dalle richieste del popolino, si gettano nella bagarre antimilitarista, con frasi di una idiozia rara.
A chi interessa, non sono mai stato un'amante del decisionismo americano ma, cazzo, questa non è un affermazione politica, questo è un insulto a 100 anni e più di indipendenza del nostro paese. Che cosa significa, brutto idiota, "non per farli morire"? Che cosa significa? E' un guerra. Sai come si scrive? Sai che cosa è? E' una cosa che impegna un paese (che, peraltro se fosse un paese normale e con una classe politica normale, non gestirebbe la morte di 6 soldati come una puntata del Festival di Sanremo).
Insomma, se credi, alle ragioni che ti portano ad una guerra, voti. Se non ci credi, lo dici. I morti ci sono stati, ci sono e ci saranno. Perche' è semplicemente una guerra.
Ma no! Come al solito, non prendiamoci delle responsabilità! Seguiamo il popolino e diciamo quattro stronzate degne della stupidità globale della nostra opinione pubblica! Che ti frega! Tanto un giornale morto come il Corriere, le darà spazio come se fosse una dichiarazione di Willy Brandt. 
P.S. un solo ultimo ultimo commento a latere di questo sfogo (devo andare a lavorare).
1978, le BR portano l'attacco al cuore dello stato. Lo Stato, tra mille difficoltà ed errori di ogni tipo, reagisce. Niente patteggiamenti. Strategia della fermezza. Lo Stato, con costi drammatici (ma la partita era di quelle tremende),  vince. Vince. Ecco, pensate se fosse stata questa classe politica a dover gestire il caso Moro e le grevi indagini che ne seguirono.
Pensiamoci tutti.
postato da: marish alle ore settembre 21, 2009 15:59 | link | commenti (3)
categorie: esteri, interni, societĂ  degli spettacoli
domenica, 20 settembre 2009

Polaris Prize

Domani alle 22, ora di Toronto, ci sarà il gran galà per il Polaris Prize 2009: il più ambito e prestigioso premio per artisti indie canadesi (mah...).
Comunque la parte "canadese" di questo blog tifa spudoratamente per gli Hey Rosetta! (sono cosciente che è il gruppo con il nome più orrendo della storia della musica popolare ma non sono male...). Spulciando la lista finale dei contendenti, da una parte, ci si rallegra per la presenza di altri due grupponi come i Great Lake Swimmers e i Bruce Peninsula ma, dall'altra, ci si rammarica per l'assenza dei poveri You and Me e dei fantastici Shortpants Romance (non sono stati capiti. tutto qua).
Vediamo come va a finire.

postato da: marish alle ore settembre 20, 2009 18:42 | link | commenti
categorie: of montreal
venerdì, 18 settembre 2009

Il casotto

E' un periodo di inquietanti telefonate intercontinentali con Gau che, secondo me, non paga le bollette da mesi e gli hanno staccato la corrente (non si spiega altrimenti la scena che mi appare ogni volta che risponde... niente luce, il volto sfocato, sullo sfondo una porta semichiusa... sembra Resident Evil!). Ci vuole poco per farlo incazzare. Basta chiedergli un commento su questo paese ridicolo, con metà popolazione che si interessa di come scopa il Primo Ministro, dell'altra metà che cerca pateticamente di "scusare il Primo Ministro" (cosa peraltro non richiesta) e nessuno che si chieda che cazzo di fine faremo con questa informazione di serie Z, con questi politici di mezza tacca e con questa opinione pubblica di merda.
Proprio nessuno? Me sa de no...
Si sa il vecchio Facci è un nostro idolo. Poi, da quando lo hanno cacciato dal Giornale (sembra per vecchi rancori mai sopiti con Feltri) è tornato in forma come sempre.
Grande.

Intanto a Kabul

di Filippo Facci

In sintesi Vittorio Feltri, che era direttore di Libero, ora è direttore del Giornale e ha raccontato che il direttore di Avvenire, Dino Boffo, è un molestatore; la vicenda era già stata raccontata sommariamente da Panorama, diretto da Maurizio Belpietro, che ora però è direttore di Libero; la vicenda di Boffo, ormai ex direttore di Avvenire, è stata ri-raccontata anche da Panorama non più ditretto da Belpietro – che era già direttore di Libero – bensì da Giorgio Mulè, che era direttore di Studio Aperto prima che diventasse direttore Mario Giordano, a sua volta direttore del Giornale prima che arrivasse Feltri che a suo tempo era stato sostituito da Belpietro prima che Belpietro diventasse direttore di Panorama: il quale, in compenso, su Libero, ha raccontato che il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, pagò un attico parzialmente in nero, vicenda che era già stata raccontata dal direttore di Italia Oggi, Franco Bechis, il quale doveva diventare vicedirettore del Giornale ma poi è diventato vicedirettore di Libero: vicenda che oltretutto – quella di Ezio Mauro evasore fiscale, ma anche quella di Dino Boffo – l’Unità e Repubblica considerano una ritorsione di Berlusconi per via della campagna di Repubblica, querelata da Berlusconi assieme all’Unità, che intanto si chiede: che farà Santoro? Marco Travaglio, intanto, prepara un nuovo quotidiano, mentre Gianfranco Fini, dopo l’annunciata querela di Dino Boffo contro Vittorio Feltri, ha querelato pure lui Vittorio Feltri che però aveva detto «le querele si fanno, non si annunciano» anche se due anni fa aveva annunciato querela contro Milena Gabanelli di Report, la quale, pochi giorni fa, ha lamentato che le querele contro Report non verranno coperte dalla Rai, azienda che, un anno e mezzo fa, annunciò querela contro Vittorio Feltri per la pubblicazione di un’organigramma politico dei dirigenti Rai, azienda che, due anni fa, ha querelato anche me per dieci milioni di euro, con ciò impedendomi di andare ad Annozero a confrontarmi con Marco Travaglio, che un anno e mezzo fa ha querelato Giuseppe D’Avanzo di Repubblica per una faccenda di cattive frequentazioni siciliane, già coautore – D’Avanzo – della campagna su Noemi & Escort ai danni di Silvio Berlusconi, che ha querelato Repubblica (e l’Unità, dove scriveva Travaglio) dopo che Repubblica aveva querelato Berlusconi che aveva invitato a non fare inserzioni su Repubblica. Uh, dimenticavo: due anni fa Vittorio Feltri mi ha querelato. Poi l’ha ritirata.
postato da: marish alle ore settembre 18, 2009 01:19 | link | commenti
categorie: interni
giovedì, 17 settembre 2009

Vignetta del giorno

Dal Foglio.it.

fini
postato da: marish alle ore settembre 17, 2009 16:06 | link | commenti
categorie: vignetta del giorno
martedì, 15 settembre 2009

Girls - Album

Parliamo velocemente degli autori della canzone dell'estate (ovviamente la straordinaria Hellhole Ratrace con annesso video piagnucoloso sulla falsa riga di "quanto era bello quando eravamo giovani...", Gau ci impazzirebbe...). I cari e vecchi Girls hanno quindi pubblicato Album, il loro primo album (titolone, eh?). Di che stiamo parlando? Semplice. Del gruppo piu' fuori dal mondo che uno si possa immaginare. Tralasciando la musica che propongono (deliziosamente atemporale peraltro) i nostri esibiscono un look tremendo con il cantante che se ne va in giro con i capelli lunghi biondi che sembra Sandy Marton e l'altro (penso sia il chitarrista) che, per non essere da meno, sembra essere appena uscito dalla Rianimazione dell'Umberto I.
Per i pochi a cui interessa, il disco in questione e' una piacevole accozzaglia di robbaccia con, al suo interno (oltre alla succitata canzonona), alcune altre piccole perle per cui ci si possono perdere una manciata di dollari su iTunes (e dai...).
Poi, proprio per chi non ci crede piu' a queste cose, il disco in questione ve lo potete ascoltare in streaming gratuito dal sito della True Panther.

E questo e' il video della sempiterna Hellhole Ratrace.
Eh si, caro Gau, proprio bei tempi quelli.

postato da: marish alle ore settembre 15, 2009 23:50 | link | commenti (1)
categorie: recensioni, balordi tv

Qualcuno che ragiona...

Continua l'inarrestabile ascesa del Riformista e del suo Direttore Polito, al momento, per chi scrive, una delle poche teste pensanti all'interno del centrosinistra italiano.
In questo editoriale semplicemente "serio" finalmente scopriamo che c'è "uno" che si prende la responsabilità di ridicolizzare tutta quella marmaglia di idioti che si meriterebbero dieci giorni di colonnelli greci per sapere che cosa è la vera libertà di stampa.
Tra le tante perle cito la conclusione.


"Sarà per questo che Marco Pannella, uno che certo non le ha mai mandate a dire sul «regime dell'informazione», oggi annuncia che lui in quella piazza non ci sarà. E devo dire che trovo sgradevole l'entusiasmo con cui i promotori di quella manifestazione esultano ogni giorno per gli sberleffi della stampa straniera. Se le Monde scrive che in Italia «la democrazia è in agonia» è solo una madornale esibizione di superficialità e di sciovinismo, non la dimostrazione di un teorema. Ho l'impressione che anche questo contribuisca ad allontanare la sinistra dagli elettori italiani. Il guaio è che a Berlusconi va benissimo così. E infatti ci inzuppa il pane. Chissà che anche la guerriglia ingaggiata con la riserva indiana in Rai non serva a questo."

Che paese ridicolo...
Che Premier ridicolo...
Che opposizione di merda!
postato da: marish alle ore settembre 15, 2009 15:06 | link | commenti (6)
categorie: interni
lunedì, 14 settembre 2009

The Pains of Being Pure at Heart @ Sala Rossa, 06/09/2009

Uno dei concerti più inaspettati della mia patetica esperienza di vita. Cominciamo con le mie premesse. Stavolta andavo sul sicuro. La mia donna non mi avrebbe sodomizzato con un fallo di bronzo al termine del concerto. Cosa c'è infatti di più "mutandato" e "carino" in circolazione del gruppo di Brooklyn?!? Ero francamente tranquillo. La Sala Rossa semipiena. Atmosfera molto serena. In tempo per trovare un posticino a lato del palco e comincia il concerto. In tabellone i Cymbals Eat Guitars. Avevo avuto il tempo di sentire qualcosa su myspace nel pomeriggio e non è che mi avessero convinto. Poi uno li vede dal vivo... Santa Vergine... Un combo di buzzurri di Staten Island che, solo esteticamente, meriterebbero il carcere. Su tutti il tastierista con cappello di feltro ed il chitarrista cantante con una tremenda bandana. Si passa davanti a tutto peraltro ma poi i suddetti decidono anche di cominciare a suonare ed allora le cose si mettono in chiaro. Un disastro sonoro a limite della cacofonia con echi impercettibili di Fugazi, ma ogni tanto però. Insomma la mia donna è perplessa. Io non so che fare e spero che la cosa finisca presto. Manco per il cazzo! I nostri amici tengono la scena per un'ora in cui il suddetto cantante-chitarrista manifesta chiaramente un disturbo del comportamento ed una discreta tecnica chitarristica. Appena lasciano il palco la metà dell'audience (quelli che non si erano drogati) tira un sospiro di sollievo. Cerco di spiegare alla mia donna che si è trattato di un errore. Che una cosa del genere non si ripeterà più che arrivano i Depreciation Guild di cui mi ero pappato con piacere la deliziosa quanto derivativa Dream about Me grazie a quei simpaticoni di Polaroid. I nostri purtroppo sono protagonisti di un concerto tanto pieno di problemi tecnici da far sembrare il concertone del Primo Maggio un paradiso. Poveri. Pisciamo la seconda piatta parte del concerto per una sigaretta su St. Laurent. Risaliamo il tempo per goderci la salita sul palco dei PoBPatH. Poche parole. Sono un gruppo derivatissimo (ovviamente tutto quanto faccia jingle-jangle nella storia della musica con una particolare menzione per i miei adorati Sixpence None The Richer) ma sono proprio bravi. Suonano bene tutti i pezzi a disposizione. Menzione negativa per la tastierista cinese che dondola come una imbecille per tutto il concerto e che fa il paro con l'altra scimunita degli Yeah Yeah Yeahs e con l'idiota dei Blonde Redhead (ma a Brooklyn è diventata una moda tirare su nel gruppo asiatiche senza cervello... mah...). Insomma, bravi Pains ma io intanto riesco dalla Sala Rossa con la mia donna che mi guarda, per l'ennesima volta, perplessa.
Grazie.
postato da: marish alle ore settembre 14, 2009 05:29 | link | commenti
categorie: recensioni, of montreal
domenica, 13 settembre 2009

Non sapere proprio cosa cazzo fare...

E intanto, qui a Montreal, un gruppo di attivisti per i diritti dei Palestinesi non trova miglior modo, per difendere le proprie istanze, di contestare il povero Leonard Cohen (70 e passa anni, mezzo scocciato da una cinquantina e passa di anni di abusi, alla terza conversione mistica, etc, etc...).
Insomma, siamo alle solite. Invece di cominciare a rivedere le proprie alleanze o a ripensare almeno 50 anni di errori politici degni di ogni insulto, a chi ci affidiamo?
Agli artisti.
E poi ci si domanda perchè stanno così nella merda.

P.S. è inutile precisare che sono sicuro che, dietro questa ennesima stupidaggine, ci siano degli italiani. Siamo non forse noi i maestri assoluti degli appelli inutili, pomposi e ridicoli ma firmati da schiere di "intellettuali, artisti, esponenti della società civile..."!?!
Poveracci.
postato da: marish alle ore settembre 13, 2009 18:26 | link | commenti
categorie: esteri, of montreal

Andiamo a prenderci la Coppa....

Con questo grido, un po' abusato, sono andato a realizzare uno dei sogni viaggistici della mia vita. Finalmente ho visto BERLINO. Per chi come me cerca di conciliare in primis in se stesso il XXI Secolo col comunismo vedere la capitale tedesca è un tuffo al cuore e contemporaneamente un pellegrinaggio. Scoprire Berlino è un viaggio nella storia e contemporaneamente un proiettarsi in avanti. Ovviamente la prima meta non poteva non essere Potsdamer Platz: per circa un decennio, tutti gli anni novanta, è stata il cantiere maggiore nel vecchio continente. Messa in mano ai migliori architetti del mondo è riuscita a racchiudere in sè la storia della città, dalla Casa del Bauhaus, ancora miracolosamente in piedi, al primo semaforo d'Europa, mirabili esempi del periodo artisticamente e intelluttalmente più vitale per la Germania: gli anni dell'espressionismo. Ma non è solo la bellezza della Berlino folle ubriaca della grande inflazione a respirarsi autenticamente in questo immenso spazio verde di natura e policromo di idee geniali, è anche la fine della Grande Guerra e quella bellissima esperienza, misto di idealismo e realismo politico che fu il governo socialdemocratico del 1919, unito alle grandi spinte pacifiste della rivolta spartachista: un po' defilato, seminascosto si erge (Piccolino a dire il vero) il monumento a Karl Liebknecht eretto in pieno furore ideologico dalla Germania di Honeker, per il cinquantesimo dell'uccisione del leader spartachista, nel punto esatto dove fu assassinato. La fatalità della storia, autentico convitato di pietra in tutta la città, ha posto il punto dell'assassinio nella parte di Berlino che sarebbe caduta sotto l'occupazione sovietica! Fu abbattuto nel 1989, in piena iconoclastia anticomunista, ma cinque anni dopo, precorrendo la "ostalgia" che pervade ogni singolo anfratto della Ex Berlino Est, fu rimesso al suo posto a simbolo della tradizione pacifista del popolo tedesco. Chi scrive non è riuscito a resistere alla tentazione di farsi fotografare vicino al monumento con il saluto Spartachista (il pugno destro vicino alla tempia!)... solo un anziano passante vedendomi ha spalancato un sorriso compiaciuto, Chissà cosa gli ho ricordato! Ma, ovviamente, nel visitare Berlino e Potsdamer Platz, ancor più emblematica della più famosa Alexander Platz, non ci si può, per nessun motivo, esimere dal fare i conti col passato totalitario: e così, per terra, un po' all'improvviso appare LUI, quello che divise il Mondo per mezzo secolo.... ormai non rimane che una linea di Sanpietrini conficcati nel terreno, intervallati, di tanto in tanto, da una targa "Die Mauer 1961-1989".... inizialmente è un'attrazione, ogni singolo turista si fà la fotografia, immancabile, a cavallo "Del Muro", ogni singolo turista si fà riprendere mentre "lo salta"... poi diventa una presenza "Asfittica", ma che dà bene la dimensione di come sia cambiata la Germania in questi anni: ogni tanto sparisce inghiottito in qualche costruzione che, evidentemente, vent'anni fà non c'era! Seguendo il muro ci si imbatte in un non luogo: la "Topografia dell'orrore". Durante i numerosi lavori di fortificazione del Muro, alle spalle dell'unico pezzo centrale rimasto in piedi, i sovietici rinvennero le fondamenta delle carceri della Gestapo, la Germania riunificata ne ha fatto uno dei tanti luoghi della memoria. Una serie di pannelli descrivono cosa furono e cosa successe in quei luoghi: già quì si denota il diverso atteggiamento tedesco nei confronti delle due dittature che ne hanno sconvolto la vita. Verso il Nazismo provano un doveroso senso di orrore e vergogna, permeato di un profondissimo rispetto verso tutte le morti che ne sono derivate, verso il Comunismo il ricordo, semplicemente, di una fase storica diversa, morta e sepolta. E' stato un picccolo particolare a farmelo notare, la fotografia di uno dei tanti prigionieri della Gestapo negli anni trenta, messa così, da una parte: era il ritratto di un giovane Honecker catturato dalle SS; la didascalia recitava semplicemente "Segretario generale del SED dal 1971 al 1989, morto in esilio a Santiago del Cile nel 1994". Niente di più, uno dei più sanguinari esponenti del Patto di Varsavia, perfezionatore del controllo della STASI in Germania Est, liquidato così! Il passo successivo non poteva non essere il Museo del Check Point Charlie e del Museo della DDR: vedere liquidato come un Disneyland l'esperienza del Socialismo reale mi ha fatto un po' male. Ancora sono visibili le steli di confine tra le due Germanie. il Museo del Check Point Charlie è fantastico, ben riprende la storia di una follia totalitaria, la volontà di trasformare uno stato in una galera, ma contemporaneamente, paradossalmente, ben si comprende come il Muro di Berlino non poteva, a quel punto, non essere costruito: un pannello mostra la crisi tra Russi e Americani del 1949 (due carri armati che si fronteggiano sotto gli occhi attoniti di un passante), poi la crisi tra Russi e Americani del 1950 (Sempre gli stessi carri armati e altri passanti), poi la crisi tra Russi e Americani del 1952 (Ancora carri armati, ancora i passanti sempre più indifferenti!)... il mio amico ingenuamente mi ha chiesto: "Com'è che non si sono messi d'accordo per non arrivare alla costruzione del Muro di Berlino?".... ovviamente la risposta era insita in quei pannelli fotografici! Ma uscire dal Museo del Check Point è tutto un bazar di "Ossie": Bandiere della Germania Est vendute agli angoli delle strade, manette, divise, monete. Tutto ciò che possa ricordare la Germania dell'Est ha un prezzo. Ironico per il paese che voleva mettersi a capo di un movimento atto ad abolire la proprietà privata! Persino l'omino del semaforo per l'attraversamento pedonale è un souvenir (indubbiamente lo merita, con quel cappellino!). Ma questa mercificazione del passato totalitario ha un suo luogo di culto: ilmuseo della DDR. Per i non tedeschi è un posto semioscuro: è un po' come se in Italia facessero il Museo dell'Italia Nazionalpopolare degli anni compresi tra la fine della Guerra e la fine degli anni ottanta, ma ha un suo fascino: riuscire a capire quello che c'è scritto, quelle che erano le parole d'ordine della propaganda di Berlino Est si capisce come il Mondo che veniva presentato ai tedesco orientale fosse una bugia colossale che teneva i cittadini in uno stato di semipuerilismo. Da contraltare a questa presentazione tra il nostalgico e il farsesco della Germania dell'Est c'è, indubbiamente, il rapporto col Nazismo: chiunque si aspetti il Sangue rimarrà DELUSO! Non c'è una fotografia che sia una di campi di concentramento, ma il memoriale degli ebrei caduti rende benissimo, a livello emotivo, cosa significhi la persecuzione, la discriminazione e poi l'olocausto: da un mattone appena visibile incastonato nel terreno, si scende sempre più, fino a trovarsi immersi tra pilastri grigi di cemento attraverso i quali non filtra un raggio di luce. Il mio amico: "A Cà, riemergemo!".... con la semplicità involontaria di chi ha riportato uno stato fisico, ha descritto in modo mirabile il percorso di uscita dal memoriale e dal razzismo: uno sprofondare negli abissi dello spirito, partendo da cose apparentemente anonime, salvo poi trovarsi senza luce, senza nemmeno essersene resi conto.... Per ragioni di brevità non descrivo quant'è bello l'altare di Pergamo, quant'è libero lo spirito dei cittadini e di una città vissuta da Borghesi e Squatter, di quanto sono emozionanti i murales dipinti sul tratto di muro lasciato a disposizione degli artisti, di quant'è bello e riposante lo Zoo (Christiana F non c'era!), di cosa vuol dire dare una città in mano agli architetti VERI e vederla dal traghetto lungo la Speera, di come possa avvicinare i cittadini alle istituzioni l'attuale sistemazione del Reichstag e di tutta la zona della Cancelleria, coi suoi parchi e con la cupola del Reichstag aperta SEMPRE al pubblico, da cui poter vedere, in qualsiasi momento l'assemblea, e di come le sedi delle commissioni siano interamente fenestrate e visibili dalla strada e poi la porta di Brandeburgo e la Cattedrale di Kaiser Guglielmo I (una megalomania che ben spiega perchè si siano buttati tra le braccia di Hitler).... Lo volete un consiglio: ANDIAMO A BERLINO! E ho capito perchè lì si diventa Campioni del Mondo!! PS l'Olimpia Stadion fà SCHIFO!!Muro di Berlino

postato da: kolchoz alle ore settembre 13, 2009 01:11 | link | commenti (3)
categorie: esteri, europa, i nostri luoghi oscuri
sabato, 12 settembre 2009

Ultime sull'H1N1

postato da: marish alle ore settembre 12, 2009 11:48 | link | commenti (1)
categorie: media doctor italy
lunedì, 07 settembre 2009

Polito vs Mauro

postato da: marish alle ore settembre 07, 2009 18:49 | link | commenti (1)
categorie: interni
domenica, 06 settembre 2009

Sergio Romano rules

Un pò di serietà (e più politica).
E a dirlo così sembra facile.
Lo vada a spiegare a chi da, oramai 15 anni, ammorba la nostra vita politica con la sua incapacità (unica vera colpa, per chi scrive, del nostro Premier) o a chi straparla di "libertà di stampa" (che repubblica usa, peraltro, per raccontarci delle ultime gossippate di Corona o di stronzate allo stato puro tipo "prese di posizione ignoranti del tutto" da parte di "artisti impegnati").
L'editoriale non è un granchè. Ma almeno è qualcosa.

"Se gli italiani avessero prestato attenzione a ciò che è accaduto in questi mesi nei Paesi con cui abbiamo maggiori affinità, avrebbero costatato che non ve n’è uno in cui esponenti della classe politica non siano stati coinvolti in scandali di varia natura: comportamenti licenziosi, fotografie compromettenti, bisticci con la stampa o con le autorità religiose, uso privato del pubblico denaro, menzogne sbugiardate. Scoppiano generalmente sulla prima pagina di un tabloid e durano sino a quando, nel giro di poche settimane, l’interessato dimostra di essere stato calunniato o è costretto a dimettersi. Da noi invece si è assistito a un crescendo inarrestabile di voci, di rivelazioni, di insinuazioni, di repliche e controrepliche. E non appena uno scandalo accennava ad assopirsi, ecco apparirne un altro, ancora più clamoroso del precedente. Conosciamo le ragioni di questa differenza. L’«interessato », nel nostro caso, non è un ministro, un sottosegretario o un parlamentare. È il presidente del Consiglio. Il centrosinistra tenta di fare la sua parte ma è troppo occupato a curare le sue ferite. E il dibattito pubblico è polarizzato tra chi si è ridotto a fare opposizione guardando il premier dal buco della serratura e chi usa dossier e lettere anonime per screditare gli avversari. Come aveva promesso agli inizi della vicenda («andrò in Parlamento»), Berlusconi avrebbe dovuto rispondere con iniziative e atti politici. Ma ha preferito cedere alla tentazione delle dichiarazioni estemporanee, ora ironiche, ora adirate. Non sono convinto che le querele lanciate contro alcuni giornali possano minacciare la libertà d’informazione. Credo piuttosto che il presidente del Consiglio, con le sue iniziative giudiziarie, abbia commesso l’errore di privatizzare il proprio rapporto con la stampa (anche le dichiarazioni fuori luogo di ieri lo dimostrano). Anziché reagire politicamente ha adottato il ruolo e la figura della «parte lesa», e ha delegato così a un magistrato (l’osservazione è di Michele Ainis su La Stampa del 3 settembre) il compito di decidere chi abbia torto e chi abbia ragione. Sappiamo che altri uomini politici prima di lui hanno commesso lo stesso errore, ma Berlusconi ha dato l’impressione che certe vicende si lavino con il denaro delle multe e degli indennizzi. Più di qualsiasi altro avrebbe dovuto sapere che le battaglie politiche si fanno in Parlamento e nel Paese, non nelle aule dei tribunali. Ha dimostrato invece che il pubblico e il privato, nel suo stile di governo, tendono continuamente a confondersi e a sovrapporsi. È un’altra conferma della leggerezza con cui ha sempre trattato in questi anni il fondamentale problema del suo conflitto d’interessi. Il risultato di questo crescendo è duplice. Da un lato gli scandali hanno finito per fare passare in seconda linea i problemi economici e sociali che affliggono la società italiana e la discussione sul modo migliore di affrontarli. Dall’altro hanno reso ancora più difficile quel tanto di concordia politica senza la quale il confronto tra maggioranza e opposizione diventa un combattimento senza vincitori da cui esce perdente l’intero Paese. Ma questo è davvero il momento in cui occorre un sussulto di saggezza e serietà da parte di tutti, anche nel rispetto di un valore costituzionale come la libertà di stampa, affinché la politica e i problemi del Paese ritrovino il loro spazio; valori cui il capo dello Stato si è più volte richiamato.
Sergio Romano 
postato da: marish alle ore settembre 06, 2009 00:57 | link | commenti
categorie: interni
domenica, 30 agosto 2009

Madonna live at East

madonnaDelle performances della Signora Ciccone e delle sue arbitrarie "liste del bene e del male" avevamo già scritto qualche tempo fa. Ora, complici la necessità di vivere in un luogo ameno ma non celebre nel mondo per gli eventi musicali, la curiosità ed un gruppo di persone care fomentate dall'arrivo della Signora, mi decido addirittura ad andare a vederla esibirsi live.

Giungiamo allo stadio in preda ad un'atmosfera composta ma sottotraccia febbrile attesa. Per gli standard di entusiasmo dei locali, solo il fatto che sugli spalti il pubblico cominci ad invocare piano piano il nome della Signora e addirittura ad innescare una lunga "ola" rappresenta un chiaro segnale di incontentibile euforia. In Italia ci sarebbero già le ambulanze sotto il palco, ma questa è un'altra storia.

Il palco preannuncia uno spettacolo maestoso. Due gigantesche "M" ai lati del proscenio evocano solo uno spicchio del maestoso ego della Signora, fanno impallidire le M di McDonald's e l'arco stratosferico che io e Marish apprezzammo al concerto degli U2 all'Aeroporto dell'Urbe di Roma alcuni anni fa.

Preceduta dalle magie elettroniche di Pail Oakenfold, che si concede al pubblico per un'oretta, la Signora si presenta sul palco con la sua "macchina da guerra" infallibile: video proiettati sugli schermi, preparazione atletica eccellente, dj di spessore, ballerini e ballerine acrobatici e sexy, ritmi orecchiabili, saluti alla città ed al Paese che la ospita, luci abbaglianti, scaletta adattata ai gusti del pubblico. Un attacco di precisione e potenza straordinarie.

La Signora Ciccone, stavolta, non lancia strampalati anatemi politici e si limita persino con i messaggi religiosi da canzone del primo Jovanotti. Chissà, forse con l'età si cresce. Superati 50 anni magari la si smette di sparare cazzate. La Signora stavolta si limita ad offrire un gradevole repertorio di sue vecchie canzoni degli anni '80 remixate con pezzi dance anni '90 e 2000, in cui ogni tanto inserisce brani degli ultimissimi album. Potete probabilmente immaginare il senso di straniamento di un pubblico che ascolta "Into the Groove" sapendo che quando uscì o non era nato o era sotto un regime comunista. 

Così, in un turbinìo di balletti, di rolls royce che fanno irruzione sul palco, di cilindri luminosi, di finti pugli che sembrano darsele su un ring che compare sul palco come un inatteso tocco di magia, lo show va avanti. Ipnotico e avveniristico, come vuole la Signora. La quale, ogni tanto, manda le sue canzoni in video e si limita a ballare, ricordando a se stessa e agli altri che a 51 anni certe cose non si possono più fare, salvo naturalmente pomiciare con una sua ballerina come fece a suo tempo con la povera Britney Spears (che non ne è ancora uscita).

Impreziosita dall'ingresso nello show di un gruppo che suona la caratteristica musica gitana, mentre sul video scorrono le immagini delle lunghe peregrinazioni dei rom attraverso il mondo (un'idea che ha fatto imbufalire i romeni a Bucarest), la performance della Signora scorre via brillante e lineare, con effetti speciali ma mai con una trovata sopra le righe o al di sopra delle capacità della Primadonna.

Tranne una, forse. In un paio di brani, la Signora si presenta con una chitarra elettrica al collo e - dalla mia posizione non sono in gradi di dire se facesse finta o no - azzarda addirittura un paio di accordi. Il risultato lo lascio alla vostra fervida immaginazione. Io eds i miei compagni di avventura ci guardiamo attoniti. Cerchiamo di non pensarci e pensiamo al futuro, alle nuove rutilanti immagini, agli incontrovertibili precetti ed alle nuove coreografie a sfondo erotico della Signora.

Pensiamo soprattutto al fatto che, come qualche arguto commentatore locale ha notato, "il concerto di Madonna, dopo l'ingresso del Paese nella NATO e nella UE, rappresenta la definitiva conclusione della transizione post-comunista". E lo credo.

Magari la UE disponesse di una simile macchina da guerra.

 

postato da: gau alle ore agosto 30, 2009 16:49 | link | commenti (2)
categorie: recensioni, balordi tv